giovanni.calori

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Intorno al

Lago Nero

 

Oltre le case di Selva (PC) appare,

a più di 200km in linea d'aria,

il massiccio del Monte Rosa

 

 

Escursione tra i pini mughi,

 

testimoni dell'Era Glaciale

 

In un paesaggio di rara e naturale bellezza, fra la VaI Nure e il Parmense, intorno alla bella conca glaciale del Lago Nero e fin sulla cima del Monte Nero, convivono il Pino Mugo e l'Abete Bianco che, insieme, costituiscono qui l'unico popolamento spontaneo dell'Appenino Piacentino. Il Pino Mugo, con le sue caratteristiche e scure chiome sempreverdi, è un’essenza arborea in realtà oggi molto diffusa sulle Alpi ma che, estesasi verso Sud al culmine della glaciazione würmiana (10.000 anni fa), con il riscaldamento del clima rimase isolato in pochissime località appenniniche tra cui, oltre al Monte Nero, la Maiella, in Abruzzo e l’alta valle del Liri, in Campania.

 

Come arrivare:

Da Piacenza, un'ora e tre quarti di automobile (80 Km, risalendo la bella S.S. n.654 della Val Nure) consentono di raggiungere il Passo dello Zovallo (1421 m), naturale spartiacque (e linea di confine) tra la Provincie di Parma e Piacenza, punto di partenza della nostra escursione. Il sentiero inizia proprio all'interno del tornante in cima al passo, dove ampi spazi consentono di parcheggiare l'auto.

 

Descrizione itinerario:

Oltrepassato il cartello che ricorda l'ingresso in un'area particolare, sotto il profilo naturalistico, il sentiero n.001 si inoltra nella pulita e ordinata faggeta, seguendo in leggera salita la dorsale nord-est del Monte Nero. Poco dopo, al primo bivio, lasciamo continuare lo 001 (dal quale torneremo, chiudendo il nostro anello) per incamminarci, a sinistra, sulla traccia 003. Quando la pendenza cambia, la faggeta inizia a lasciare spazio al Pino Mugo che, dapprima rado e isolato, mano a mano che quota e ripidità crescono, diventa sempre più decisamente padrone del territorio, assieme alla neve.

A ricompensa della fatica, gli scorci panoramici si ampliano. Erano anni che Luca ed io non attraversavamo un paesaggio così autentico. La neve soffice e farinosa, buona da mangiare come una manna, i pini mughi verdi e sani, il sole caldo e l'aria limpida e pura... il tutto dava una piacevole sensazione di ambiente incontaminato come da tempo non ci capitava più di provare. Probabilmente non stiamo più seguendo il sentiero, ma solo l'emozione di camminare su questo fantastico manto bianco, mentre tracce di varia fauna ci accompagnano.

Raggiungiamo la cima del M. Nero (1753m, con la classica croce di vetta) sbucando da un gruppo di mughi folto e bassissimo, che ci costringe -praticamente- a strisciare sulla neve. Il panorama vario e vasto, complice una giornata calda e luminosa, ci regala una panoramica sulla catena Appenninica Est, dove emergono, in particolar modo, i gruppi montuosi del Parmense e della Provincia di Reggio Emilia mentre, a portata di mano, sembrano la Pietra Aguzza e, dietro, il Monte Penna, meta recente di un'altra bella escusione.

 

 

Dal lato opposto, verso Nord-Ovest, in lontananza, svetta il Monte Rosa, ammantato di ghiacci. Una presenza quasi naturale, nella continuità d'immagine offerta dal verde mantello del Pino Mugo piacentino.

Purtroppo, a Sud, troviamo una deturpazione paesaggistica: si tratta degli impianti di risalita (ora in disuso) del Monte Bue, imbarazzante eredità dell'improbabile comprensorio sciistico di Santo Stefano D'Aveto, in territorio genovese. Improbabile in quanto un versante solatìo ed esposto ai caldi venti marini, non è certo il luogo ideale per la realizzazione di impianti sportivi invernali! Dopo un passato fatto di afflusso di fondi e di invenstimenti politicamente convogliati, un futuro revisionista attende oggi questa zona dell'Appennino...

Iniziamo la discesa dal lato opposto, sempre sul sentiero n. 003, che si presenta subito un versante molto differente, anche se altrettanto suggestivo: è una cresta con qualche passaggio in roccia (non esposto) che cala, assai panoramicamente, sullo spartiacque tra le Province di Parma e Piacenza. Il Lago Nero ci aspetta in duecento metri più in basso, lo vediamo completamente ghiacciato, nonostante il sole che ancora lo lambisce per buona parte.

Durante la discesa, si possono ammirare alcuni maestosi resti di Abete Bianco pressochè fossilizzati, antiche ed ultime sentinelle del tempo, silenziosi e rispettati maestri del luogo, veramente suggestivi. Si scende ancora per la cresta rocciosa, sempre abbastanza ampia, mai difficile, con un paesaggio assai rupestre che domina il Lago Nero e la Val Nure, punteggiata da pini mughi e abeti, mentre i bei pianori del versante parmense sono ammantati da faggete e praterie.

Si superano facilmente gli ultimi passaggi in roccia, poi il pendio perde rapidamente quota, raggiungendo così, a 1677 metri, la sella prativa che separa il monte Bue e il monte Nero. Qui occore deviare decisamente verso destra, per seguire le indicazioni del sentiero n. 001, subito avvolto dalla macchia boschiva che ricopre questo versante. Il percorso offre un velocissimo susseguirsi di divertenti zig-zag e sbuca quasi improvvisamente al Lago Nero, appena preannunciato dalla presenza del Pino Mugo, che abbraccia le sue caratteristiche rive.

Il bel Lago Nero (1540 m), occupa una conca glaciale proprio sotto il Monte Nero (da cui il nome) e si sviluppa per 200 metri in lunghezza e circa 100 in larghezza, con una profondità massima di 2,5 metri.

 

 

Probabilmente anche a causa della sua scarsa profondità, il lago, ora completamente in ombra, è completamente ghiacciato ma, per non rischiare inutilmente, ci limitiamo ad attrarsarlo con un percorso di "cabotaggio", portandoci nella riva nord occidentale, dove recuperiamo le indicazioni di sentiero n. 001.

Lasciandoci alle spalle la nostra "granita" gigante, ripromettendoci di riscoprirne gli angoli più ameni in un periodo più estivo, si attraversa più volte una serie di corsi d'acqua che utilizzano il percorso come letto naturale. Dopo una breve discesa, il manto della faggeta si interrompe in corrispondenza di due aree acquitrinose: ci troviamo di fronte a due torbiere che occupano il fondo di piccole conche modellate dai ghiacci, denominate "le Buche". Qui avveniva l'estrazione della torba, un carbone vegetale che si presenta sotto un aspetto di ammasso fibroso, terroso e spugnoso, bruno o nero, costituito da residui di piante paludose accumulatesi al fondo di laghi o di stagni, ed utilizzato come materiale combustibile nei macchinari industriali di fine '800.

Il lungo sentiero prosegue ormai senza mantenere un andamento lineare, limitandosi ad aggirare senza fretta, con ampia traccia, le vallette dorsali del Monte Nero mentre, tra i faggi, ancora quanche residua e pittoresca pozza torbiera trova naturale collocazione. Incontriamo il bivio con il sentiero 003 e, quando arriviamo ai 1421 metri del Passo dello Zovallo, la sovrastante vetta del Monte Ràgola, infiammatasi agli ultimi raggi del sole, si spegne definitivamente, lasciando il posto alla sera, screziata solo dai fari della nostra auto che scende verso la Val Nure.

 

info&links

Altitudine max: 1753m
Difficoltà: E
Dislivello max in salita: 332m
Tempo totale: 5 ore

Periodi consigliati: l'escursione è stata fatta in dicembre, un periodo in cui il fascino dato dai pini mughi innevati è sicuramente superiore ad ogni altro periodo dell'anno...
Segnaletica: segnavia CAI bianco rossi nn. 003, 001

Mappa: clicca qui

Libri: Ziotti, L. (e altri), La montagna incantata, Lipu, giugno, 2000

 

 

giovanni.calori@gmail.com