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Laghi di Lùsia e Cima Bocche
Cima Bocche (2745m) si specchia nelle acque cristalline dei Laghi di Lùsia |
Fra le Dolomiti e il cielo
L'interesse verso questo gruppo montuoso è anche storico: grazie ad alcuni interventi di recupero effettuati negli anni '80, sono ancor oggi evidenti i resti delle opere militari, con trinceramenti e postazioni austriache della Grande Guerra.
Itinerario ad anello Con il permesso dei gentili gestori, abbiamo potuto parcheggiare l'auto all'altezza dell'albergo Bucaneve, presso la località Fango, distante pochi chiliometri da Moena, lungo la statale che porta al Passo di San Pellegrino. Attraversiamo il Rio di San Pellegrino sul secondo ponticello a valle, e troviamo i segni bianco-rossi del sentiero 625 che sale subito inoltrandosi in un sottobosco ricco di felci e solcato da piccoli corsi d'acqua. Dopo esserci congiunti con un sentiero proveniente da Moena, saliamo ancora a sinistra e, ben presto, raggiungiamo l'ampio e pianeggiante prato del Cadinòn, pascolo anche di bellissimi cavalli. Al baito alcune persone che stanno terminando di mangiare, ci offrono di unirci a loro; ringraziando -e invidiando- la bella tavolata al sole, osserviamo, alte sopra questo pianoro, le dirupate vette del Grontón a sinistra e di Cima Lùsia a destra: il dislivello è ancora tanto e preferiamo muovere il passo. Attenzione a non perdere la traccia di sentiero che, oltrepassata una zona acquitrinosa dove termina il prato, tenendosi un poco a destra, supera -con strette curve e tornanti- dapprima una scarpata dirupata e verdeggiante, poi, al termine di un breve falsopiano, si entra in un vallone sassoso che si attraversa diagonalmente fino alla Forcella del Caserin (o di Lùsia, 2363m). Sublime, da questo punto, è la visione della vallata sottostante occupata dal Bivacco "Sandro Redof", una piccola ma graziosa costruzione a 2333 metri di quota e nostro punto d'appoggio per la notte. Affacciato su uno dei Laghi di Lùsia, il bivacco è un ospite di riguardo di questa bellissima conca che ha il suo lato più spettacolare verso Sud, con una fantastica panoramica sul gruppo del Lagorai. Prepariamo quancosa per la cena e poi, al tramonto, i colori ed il silenzio della fine della giornata ci riservano ancora un' emozionante rappresentazione della natura e della sua vita: lo spettacolo (per noi inconsueto) di un paio di caprioli che combattono fra loro ed alcune marmotte rincorrersi sulle rocce. Dopo cena ci addormentiamo felici di quella ritrovata semplicità dell'esistenza.
Il giorno successivo, risaliti i
trenta metri che ci separano dalla
Forcella del Caserin, attacchiamo il sentiero attrezzato del Grontón,
una marcata traccia che segue un ardito tracciato militare con gradinate
e aerei passaggi in cengia, facilitati da corde
metalliche di sicurezza (segnavia 634). Il percorso, vario ed
emozionante, si tiene appena al di sotto della cresta rocciosa del
versante Nord-Ovest, e risulta assai
panoramico verso il Gruppo del Catinaccio. Talvolta si raggiunge il filo di cresta e il colpo d'occhio sull'altro versante è spettacolarmente proteso verso il Lagorai, poi, ad un secondo e più marcato intaglio posto fra le quote più elevate del crinale roccioso, un' indicazione in rosso con la scritta "per il Grontón" continua a sinistra, ma percorre il tratto più delicato della cresta, mentre noi caliamo ripidamente -e rapidamente- a destra, alla sottostante Forcella di Bocche (2543m), sferzata dal vento, dove si vedono alcune trincee ed un ricovero in legno con tavolo e panche. Alla sella, volendo, era possibile arrivare evitando il tratto attrezzato, direttamente dal bivacco e costeggiando i laghetti, ma era sicuramente meno panoramico. Rifocillati brevemente, ci resta l'ultima fatica, risalendo il sentiero 633 fra macereti e trinceramenti, resti di baracche e postazioni, che prende quota lungo la curva dorsale della montagna dove, novant'anni fa, si trovava un osservatorio austriaco oggetto di sanguinose contese a causa della sua ubicazione dominante e panoramica, di straordinaria importanza strategica durante la Grande Guerra.
La discesa, dominata da questa presenza, è altrettanto bella e si tiene sul segnavia 628, lungo gli estremi trinceramenti arroccati sul filo dello strapiombante lato Nord-Est, in contrasto con l'allungata schiena opposta, disseminata di resti di baraccamenti e postazioni e in vista del sottostante Bivacco Jellici, l'incastonato Lago di Bocche e la Val Venègia. Le continue testimonianze oggi osservabili ci fanno immaginare come doveva essere la vita di quegl'uomini che, all'inizio del secolo scorso, hanno dovuto sopravvivere sia alla guerra, sia alla montagna, ma ci lasciano dentro anche tanti silenziosi "perché?". Ad un successivo scollinamento (postazione con osservatorio e nidi di mitragliatrici), ci si cala bruscamente a sinistra, in vista del Lago di luribrutto, per un ripido vallone detritico, pervenendo all'angusta Forcella di luribrutto (qualcuno sa l'origine di questo toponimo?), collocata a 2381 metri di quota dove, se il vento si fa ancora sentire, ci si può rifugiare in un modesto riparo in legno dei pastori. Di qui, verso nord, attraversando grandi massi ed un paio di nevai, una lunga discesa porta fino a quota 2340 dove, ad un bivio, si abbandona il sentiero 628 che ci porterebbe al Passo di San Pellegrino, per seguire a sinistra un marcato tracciato che cala più bruscamente, prima a curve, poi diritto, nel verde Campo d'Orso, rigato da piccoli ruscelletti e popolato da marmotte; oltrepassata la malga omonima ci ci inoltra nel folto del bosco e, valicato il ponte sul Rio San Pellegrino, si arriva a Malga Negritella, praticamente a un passo dalla strada asfaltata. Siamo a 1770m: dobbiamo scendere ancora per un paio di chilometri lungo la ss343 se vogliamo ricongiungerci al punto di partenza: sarà una passeggiata, con gli ultimi camper e qualche motocicletta che scendono veloci dal Passo di San Pellegrino.
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info&links |
Altitudine max: Cima Bocche, 2745m Difficoltà: EE (con tratto EEA evitabile) Dislivello: circa 1100m Periodo consigliato: da luglio a ottobre Mappa: clicca qui Segnaletica: bianco-rossi in vernice, sentieri nn. 625, 634, 633, 628. Cartografia: TCI, San Martino di Castrozza, 1:50000 Rifugi: Passo Lùsia (2055m), tel. 0462 573101 Punti d'appoggio: Bivacco "Sandro Redolf" (2333m, due cuccette, senza coperte e materassi)
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