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Corno d'Aquilio
... sospesi a 1545 metri di quota sulla Val d'Adige |
Viaggio tra torri ed abissi
nei Monti Lessini
Sono le montagne dei contrasti, i Lessini: pareti verticali di friabile roccia si oppongono a distese prative interrotte da orridi ed abissi. Affacciata sulla Val d'Adige, il Corno d'Aquilio è una cima di poco più di millecinquecento metri che chiude idealmente la catena dei Lessini, ovvero la parte settentrionale dell'altopiano a nord di Verona, che presenta e raccoglie un parco naturale di estremo valore ambientale e culturale: dai reperti fossili del Museo di Bolca e la sua "pesciara", una laguna pietrificata unica al mondo, al fenomeno carsico del Ponte di Veja, al Parco delle Cascate di Molina, la Lessinia regala tante interessanti escursioni da effettuare. Lasciare le proprie tracce in questo ambiente dal sapore antico, equivale a scrivere una dichiarazione d'amore alla natura.
Il sentiero dello "Scajon" La via d'accesso più comoda a questa escursione prende da Verona: risalita la Valdadige sulla s.s12 e giunti a Peri, risalire a destra i tornanti della provinciale 57 per Fosse e poi a sinistra, per la località Coste. Lasciata l'auto oltre le ultime case, a quota 1157 ha inizio una carrareccia, in direzione nord-ovest che, all'ingresso del bosco, si rivela essere una ex mulattiera militare, la quale conduce ad una selletta, il Passo di Rocca Pia (1248 m), dove si trovano resti di linee fortificate ed un antico cippo riportante una sbiadida incisione: "...Lombardo Veneto". Bel colpo d'occhio verso la Val d'Adige e sulle pareti che ora prendono l'aspetto di magnifiche guglie dolomitiche. Si tiene la destra per la stretto sentiero che scende brevemente nella faggeta, si aggira le incombenti pareti e ci si immette in una più marcata via, promiscua traccia di antichi transiti commerciali e di contrabbando, che finisce per dividersi, perdersi e poi ricongiungersi, cercando comunque di tenersi assolutamente il più vicino possibile alle imponeneti pareti per avanzare oltre la selvaggia vegetazione. Dopo diversi, faticosi passaggi, la traccia raggiunge un bivio: a destra, con uno stretto tornante, alcuni gradoni in pietra segnano l'inizio del sentiero dello Scajon, una dura ma breve salita, molto suggestiva, che porta ad uscire dal bosco sulla spianata della Valletta di Fanta (m.1410) Fiancheggiata inizialmente da muretti a secco, la mulattiera si porta al limite di fantastici strapiombi verso la Val d'Adige e, risaliti i bellissimi prati di pascolo (stupendi se in fiore) si culmina sul vasto e panoramico altipiano, a circa 1500 metri di quota, che accoglie la chiesetta della Preta. Poco lontano, si può visitare l’impressionante imbocco (recintato) della Spluga della Preta, un'abissale voragine che scende nelle viscere dei Lessini e da dove, durante il nostro sopralluogo, entravano ed uscivano decine di corvi gracchianti, rendendo ancor più inquetante l'avvicinamento all'orlo del pozzo...
L'ingresso alla Spluga della Preta
Le prime testimonianze sull' Abisso della Preta si rilevano da una pubblicazione del 1901 "Brevi notizie sui Monti Lessini" di un certo don Giovanni Cosser, insegnante del ginnasio di Ala (TN) che ne valuta la profondita' in 500 metri basandosi sul rumore della caduta di un sasso. In una guida del CAI del 1909 "Attraverso le Prealpi Veronesi" si puo' leggere: "a quindici minuti di marcia del Corno d'Aquilio verso nord, si spalanca il baratro della Spluga della Preta (o bus de Pealda per i trentini), magnifico pozzo naturale di 129 metri di profondità". La prima spedizione scientifica si avrà solamente nel 1925, ad opera di alcuni speleologi di Verona guidati dall' Ing. De Battisti. Gli stessi ritorneranno l'anno successivo ritenendo di aver raggiunto complessivamente la quota di -637 metri di profondità, un dato rivelatosi poi errato, così come nel 1954, con una spedizione della Società Adriatica di Scienze Naturali di Trieste, che raggiunse la stessa posizione del De Battisti, correggendone la profondità in -594 metri. Ma anche questa valutazione doveva risultare inesatta. Solo negli anni 1958,'59, '60 e 1962, il gruppo speleologico Veronese G.E.S. Falchi, in collaborazione con altri gruppi speleologici, organizza una serie si spedizoni che porteranno gli studiosi a raggiungere una profondita' di -630 metri, con la presentazione del primo rilievo scientifico. Durante la spedizione successiva, il 10 luglio 1963, gli speleologi Pasini, Ribaldone e Canducci raggiungono la Sala Nera, fondo indiscusso per oltre un decennio della Preta: una meta quasi irragiungibile, a oltre -900 metri nelle profondita' del Corno d'Aquilio! Arriva l'anno della tragica spedizione dell'associazione speleologica veronese S.A.N. che realizza il primo servizio fotografico a colori ed una raccolta di minerali in profondità, vero studio stratigrafico e geologico dell'Abisso: un'impresa eccezionale per quel tempo. Ma il 20 Luglio 1964, sulla via del ritorno, la giovane speleologa Marisa Bolla Castellani precipita mortalmente nel vuoto del terzo pozzo. Nel 1967, grazie agli speleologi L.Bon, L.Cargnell e U.Stoker, saranno scattate le foto della Sala Nera e della parte terminale della Preta poi, il periodo 1970/1975 rivoluzionerà le tecniche speleologiche che abbandoneranno le ingombranti scale e le pesanti corde per attrezzature leggerissime, permettendo agli speleologi una ricerca piu' vasta all'interno della Preta, scoprendo nuovi cunicoli, sale, pozzi, nuovi rami attivi e fossili. E' datata 1988 l'ultima grande spedizione interdisciplinare denominata "Operazione Corno d'Aquilio", che in oltre quattro anni ha provveduto alla pulizia dell'Abisso, al completamento del rilievo scientifico, alla raccolta dei dati geologici, all'effettuazione di foto e riprese cinematografiche e ad un nuovo rilievo, portando il presunto fondo dell'abisso alla nuova quota record di -985 metri di profondità! Tuttora la Spluga della Preta è meta di esplorazioni non solamente da parte di speleologi italiani ma anche da belgi, polacchi, spagnoli, francesi, inglesi, tutti con la stessa speranza di svelare nuovi e reconditi segreti.
Lasciata la Spluga ed i suoi affascinanti abissi, ampie tracce si sentiero proseguono verso sud ed attraversano l'alpeggio, passando a fianco di pozze di abbeveraggio del bestiame. Sempre dritto, si sale poi sulla dolce dorsale erbosa (da questo lato) del Corno d'Aquilio, la cui cima offre, a dispetto dei suoi "soli" 1545 metri di altitudine, un panorama veramente grandioso su tutta la Lessinia. Una bellissima ma ripida discesa nel bosco (evitabile, volendo, con la più tranquilla carrozzabile), consente poi di concludere l'anello di questa piacevole escursione davanti alla nostra automobile.
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info&links |
Altitudine max: 1545m Difficoltà: E Dislivello: 388m Tempo complessivo: circa 5 ore Periodo consigliato: inizi primavera, tardo autunno Web: http://www.parks.it/parco.lessinia/index.html
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