giovanni.calori

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"Viaggiare in moto è l'inizio di un nuovo modo di pensare"

(Pubblicità BMW, 1995)

 

 

"Sono meno da temere 100 cavalli sotto una sella che 1 asino seduto sopra"

(Jeremy Lapurée, 2003)

 

 

Ho viaggiato abbastanza da essermi fatto l'idea che la strada sia come un essere vivente: figlia (ed in questo intendo somigliante) degli uomini che l'hanno tracciata, interpretando il territorio da attraversare ed il suo clima, assumendo la personalità e la cultura di coloro che l'hanno percorsa e modificata nel corso del tempo.

Ritengo anche (per averlo sperimentato di persona) che viaggiare in motocicletta sia un modo bellissimo per conoscere e vivere il luogo che si attraversa: sentire gli odori, le temperature, i rumori di un posto, cercando di accordarli con il suono del nostro scappamento; toccando con mano (quella che regola l'acceleratore) la durezza di una salita o la pendenza di una discesa con le dita sulla leva del freno; accarezzando le colline inclinando il nostro mezzo secondo la volubile intensità delle curve, lungo la strada che ne copia il profilo...

Viaggiare in moto come strumento di conoscenza, dunque?

Per me è stato così.

 

La mia prima motocicletta è stata una Laverda LZ 125 con motore Zundapp raffreddato ad acqua: 17 cavalli felici di scatenarsi in un mitico viaggio verso Vienna, attraverso le Alpi Austriache di cui vedete, nella foto a sinistra, l'avventuroso attraversamento del Gross Glockner Pass, a quota 2500 metri. Era il Ferragosto di un lontano 1984 e faceva così freddo che sotto la tuta impermeabile ed i vestiti (io sono quello a sinistra, vestito di blu), avevo tenuto anche il pigiama.

 

L'anno successivo (1985), dopo una lunga preparazione su guide e cartine del Vecchio Continente e attrezzature da viaggio (tenda, sacchi a pelo e motovaligie) iniziava la grande impresa che ci avrebbe portato a vagabondare per 28 giorni di vacanza irripetibile in giro per mezza Europa.

Luca (a sinistra) con la sua originalissima Jawa 350 (che possiede tuttora), Roberto (al centro) nostro passeggero ed il sottoscritto (capelli bohèmien) con una Yamaha XJ 900 F, trasmissione a cardano, grande moto da turismo con l'animo sportivo, forse un po' priva di personalità, ma perfetta, mai un problema.

  

Parallelamente, mi divertivo ad "approfondire" la conoscenza di invitanti stradine sterrate di collina con una Beta 250 GS: metallo puro di impegnativa ma entusiasmante guida e, comunque, un'ottima maestra per occhio e polso!

Accumulata quel poco di esperienza, decisi che erano maturati in me sufficienti motivazioni per intraprendere viaggi in solitario. Venduta la quattro cilindri nel 1987, divenne mia fedele compagna di viaggio una Yamaha XT 600 nuova fiammante, un monocilindrico essenziale (avviamento a pedale!) per "sentire" strade e paesaggi come piaceva a me.

 

 

Forse la moto ideale? Può essere: oggi le enduro non sono più di moda, ma vi assicuro che le emozioni che ho condiviso con l'XT rimarranno uniche... Dagli arditi passi pirenaici, ai ventosi altopiani atlantici, alle roventi sabbie mediterranee, il "mono" ha disperso il suono del suo scarico al vento con un pulsare vivo e gratificante: il suo respiro era espressione pura, essenza del viaggiare.

 

In seguito, il lavoro che mi concedeva meno tempo, la voglia di un turismo un po' meno avventuroso ma un po' più veloce, soprattutto nei lunghi trasferimenti, mi ha condotto a tornare ad un vecchia fiamma...  BMW K 75 C, una splendida moto che, con borse e topcase si è rivelata una scelta perfetta per il gran turismo veloce. Il tre cilindri a sogliola aveva un sìbilo inconfondibile, flautato, e la moto, nei lunghi curvoni veloci, era un compasso.

Memorabili -in particolare- un viaggio in Ungheria e Slovacchia lungo il Danubio ed un classico, italianissimo, "castellidallaloira".

 

In alcuni dei luoghi da me visitati sono recentemente voluto tornare, con automobile e famiglia al seguito, nella convinzione di far vivere anche ai miei cari le stesse emozioni: ebbene, nulla di più sbagliato! In pochi anni la fame di turismo e di mobilità, unitamente all'incremento di traffico, ha modificato le strutture viarie, togliendomi il gusto di viaggiare, di percorrere una strada caratteristica sostituita da una veloce, rettilinea, anonima superstrada che mi ha permesso di arrivare in metà tempo, questo è vero, privandomi -però- del piacere di percorrere quella curva da fare in terza con un filo di gas, quel ponticello stretto sul torrente, quella stradina in mezzo al bosco...

 

Poi, l'arrivo di Leo, l'impegno economico della nuova casa, la moto che passava sempre più tempo in garage, la cervicale... mi hanno fatto prendere la decisione di prendersi una pausa con le due ruote.

Ora, infatti, non posseggo più motociclette ma, l'altro giorno (una splendida giornata di fine estate), ho preso a prestito lo scooter di mio padre, uno Yamaha Slider 50, per andare a casa mia (Piacenza) dalla città dove lavoro (Parma).

Lungo la Via Emilia (SS. n.9) ho riscoperto paesaggi che non conoscevo più, il profumo dell'aria al tramonto, il brivido leggero sulla pelle che dà la prima brezza della sera passando sui ponti lungo la strada verso casa...

Certo che, a 70 km all'ora, i TIR che ti sorpassano fanno una scia che sembri su una tavola da surf!

 

 

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