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I successi nel Sud del mondo e i problemi in Occidente e nelle economie di transizione Le basi
culturali della sostenibilità del microcredito
Il "Global Dialogue on Microfinance and Human Develpment", tenuto a Stoccolma dal 1 al 3 aprile scorsi a cura di Ebbf (European Baha'ì Business Forum), ha fornito importanti elementi per valutare le caratteristiche più interessanti e promettenti delle iniziative internazionali di avanguardia nel campo della microfinanza. La differenza tra microcredito e banking tradizionale ruota attorno al profilo del credito su garanzia. Occorre accettare come dato di fatto il rifiuto da parte delle banche tradizionali di finanziare le microimprese e l'economia informale, in particolare nelle zone povere del pianeta ed in quelle relativamente depresse nell'ambito dei paesi industrializzati. Il rifiuto degli operatori bancari tradizionali si basa essenzialmente sulla semplice esperienza e sul concetto, maturato nel tempo, di cliente "bancabile". Il cliente bancabile è quello che risulta, a priori, credibile in quanto ha messo in evidenza la propria determinazione nel perseguire l'obiettivo che si è prefisso e tale credibilità viene dimostrata semplicemente mettendo a rischio, come garanzia, i propri beni personali di apprezzabile valore di mercato. In tale caso, la banca può finanziare il progetto senza un particolare coinvolgimento né di rischio né di condivisione di fondo degli obiettivi e delle caratteristiche dell'investimento. Le istituzioni che vogliono appoggiare clienti non bancabili si trovano dunque di fronte al problema di comprendere la determinazione e le capacità del richiedente del prestito, che non può avvalorarle sbrigativamente concedendo una garanzia credibile, proprio perché non possiede beni di valore per la banca. Il microfinanziatore deve quindi essere coinvolto in modo importante (in senso di condivisione di valori culturali e mediante la condivisione del sistema dei valori di base) e può, solo in tal modo, prescindere dalle garanzie. Il mondo del microcredito riesce a mettere assieme dei risultati, sotto il profilo bancario in senso stretto e sotto il profilo delle ricadute sulla lotta contro la povertà, molto apprezzabili. Il livello delle sofferenze (cioè i crediti non restituiti alla scadenza del prestito) è molto contenuto e questo è la migliore dimostrazione che è possibile fare attività bancaria - sia pure con un approccio molto attento - dove non vi siano clienti bancabili in senso tradizionale. Le esperienze di microcredito più interessanti al mondo hanno evidenziato alcuni caratteri comuni di criticità ed alcuni elementi di successo che si ripresentano in condizioni ambientali anche molto diverse. Il primo fattore che è stato sottolineato con molta forza nell'ambito del Dialogue di Stoccolma è che l'intervento finanziario non è sufficiente a raggiungere un risultato accettabile. Il risultato complessivo è apprezzabile, sotto il profilo bancario e sotto il profilo della lotta contro la povertà, quando i soldi sono accompagnati da un ruolo di appoggio alla crescita sociale e culturale. Occorre consegnare credito finanziario assieme a valori culturali. Occorre avere la possibilità, in altre parole, di trasmettere una buona educazione all'uso del denaro. I poveri che vengono appoggiati dai programmi di microcredito non hanno, nel momento di avvio, gli strumenti culturali per mettere a frutto l'apertura di credito nei loro confronti e occorre fornire questi strumenti, in modo convincente e non invadente, assieme al profilo più strettamente tecnico-finanziario. I protagonisti parlano, a questo riguardo, di profilo monetario e profilo spirituale del microcredito. I programmi di education e di empowerment, finalizzati a creare la capacità di fare leva sulle risorse della propria persona, sono molto diversi nei singoli dettagli ma sono simili nell'approccio di fondo. Il secondo elemento messo in luce dal Dialogue è la necessità di fare
attenzione alla sostenibilità di medio periodo del progetto di
microcredito. Il singolo progetto di microcredito deve nascere con una
proiezione ad ampio respiro, non deve essere una iniziativa sporadica o
idealista ma concretamente fondata sulla prospettiva di incidere negli
anni sul tessuto sociale della zona di riferimento. Il profilo della
sostenibilità è piuttosto complesso e l'esperienza mostra che molte
iniziative sono carenti sotto questo profilo. Le migliori iniziative si
distinguono invece per l'intensità dell'effetto che producono ma anche per
la persistenza di questo effetto. Un punto che accumuna le migliori iniziative di microcredito nel mondo
non sviluppato è il ruolo accentuato del finanziamento alle donne. Le
esperienze disponibili mostrano in modo molto chiaro che l'affidabilità
dei finanziati è sufficientemente elevata, ed in qualche caso molto
elevata, quando i prenditori del prestito vengano prescelti in modo
massiccio tra la popolazione femminile. Questa regola è molto più debole
per il microcredito nei paesi sviluppati e, in generale, è difficile qui
mettere a fuoco una formula di microprestito a basso livello di
sofferenze. La conclusione è che nel mondo non sviluppato è disponibile un
modello di base di microcredito, che pure deve essere attentamente
adattato al singolo caso, e questo modello fa riferimento importante al
ruolo delle donne. L'ultimo elemento generale che si vuole ricordare è che il coinvolgimento delle banche e delle imprese for profit sta assumendo livelli percepibili ormai con chiarezza. Le banche partono dal presupposto che non si devono finanziare i poveri se si vogliono fare buoni risultati di bilancio. I dati sul microcredito dimostrano che ciò non è necessariamente vero e che, anzi, è possibile effettuare un banking di equilibrio anche con clienti di livello economico molto basso. Le imprese e le banche che seguono il tema sono ormai numerose ed il mondo del microcredito deve amplificare l'effetto di contagio delle migliori idee che sono state sperimentate in questo settore. L'incontro di Stoccolma ha permesso di mettere a raffronto le grandi esperienze di microcredito esistenti al mondo e diversi spunti possono essere tratti da ciascuna di esse. Ci possiamo riferire a tre iniziative come esempi di base di microcredito pensato per i paesi sottosviluppati, per le zone sottosviluppate di paesi sviluppati, di paesi in corso di transizione dall'economia pianificata all'economia di mercato. Il primo esempio è quello della Grameen Bank del Bangladesh. Mohamed Yunus, promotore dell'iniziativa ormai assai noto nei settori dell'assistenza alle economie in sviluppo ed in quello dell'economia per lo sviluppo, ha sostenuto l'importanza dell'attenzione alla crescita culturale del finanziato, la rilevanza delle regole meritocratiche anche nel campo dell'aiuto ai poveri, la necessità di avere una forte cultura aziendale come condizione di base a buone iniziative specifiche di microcredito. Occorre creare una "impronta" dell'istituzione che eroga il
microcredito che caratterizzi la singola operazione; in questo modo il
finanziato si sentirà parte di un progetto ampio ed ambizioso. La base
spirituale del microfinanziatore vuole volutamente essere molto
accentuata. |