OneworldEclipse

Rivista
AltrEconomia
Anno
1998
Numero
aprile
© AltrEconomia
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Autore
di Giulio Tagliavini
Istituto di finanza, credito e assicurazioni dell'Università di Parma

Indice

·  Clienti "bancabili"

·  L'affidabilità delle donne

·  Sud, Est e Ovest

 

I successi nel Sud del mondo e i problemi in Occidente e nelle economie di transizione

Le basi culturali della sostenibilità del microcredito

Il "Global Dialogue on Microfinance and Human Develpment", tenuto a Stoccolma dal 1 al 3 aprile scorsi a cura di Ebbf (European Baha'ì Business Forum), ha fornito importanti elementi per valutare le caratteristiche più interessanti e promettenti delle iniziative internazionali di avanguardia nel campo della microfinanza.

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Clienti "bancabili"

La differenza tra microcredito e banking tradizionale ruota attorno al profilo del credito su garanzia. Occorre accettare come dato di fatto il rifiuto da parte delle banche tradizionali di finanziare le microimprese e l'economia informale, in particolare nelle zone povere del pianeta ed in quelle relativamente depresse nell'ambito dei paesi industrializzati. Il rifiuto degli operatori bancari tradizionali si basa essenzialmente sulla semplice esperienza e sul concetto, maturato nel tempo, di cliente "bancabile". Il cliente bancabile è quello che risulta, a priori, credibile in quanto ha messo in evidenza la propria determinazione nel perseguire l'obiettivo che si è prefisso e tale credibilità viene dimostrata semplicemente mettendo a rischio, come garanzia, i propri beni personali di apprezzabile valore di mercato.

In tale caso, la banca può finanziare il progetto senza un particolare coinvolgimento né di rischio né di condivisione di fondo degli obiettivi e delle caratteristiche dell'investimento. Le istituzioni che vogliono appoggiare clienti non bancabili si trovano dunque di fronte al problema di comprendere la determinazione e le capacità del richiedente del prestito, che non può avvalorarle sbrigativamente concedendo una garanzia credibile, proprio perché non possiede beni di valore per la banca. Il microfinanziatore deve quindi essere coinvolto in modo importante (in senso di condivisione di valori culturali e mediante la condivisione del sistema dei valori di base) e può, solo in tal modo, prescindere dalle garanzie.

Il mondo del microcredito riesce a mettere assieme dei risultati, sotto il profilo bancario in senso stretto e sotto il profilo delle ricadute sulla lotta contro la povertà, molto apprezzabili. Il livello delle sofferenze (cioè i crediti non restituiti alla scadenza del prestito) è molto contenuto e questo è la migliore dimostrazione che è possibile fare attività bancaria - sia pure con un approccio molto attento - dove non vi siano clienti bancabili in senso tradizionale.

Le esperienze di microcredito più interessanti al mondo hanno evidenziato alcuni caratteri comuni di criticità ed alcuni elementi di successo che si ripresentano in condizioni ambientali anche molto diverse. Il primo fattore che è stato sottolineato con molta forza nell'ambito del Dialogue di Stoccolma è che l'intervento finanziario non è sufficiente a raggiungere un risultato accettabile. Il risultato complessivo è apprezzabile, sotto il profilo bancario e sotto il profilo della lotta contro la povertà, quando i soldi sono accompagnati da un ruolo di appoggio alla crescita sociale e culturale. Occorre consegnare credito finanziario assieme a valori culturali. Occorre avere la possibilità, in altre parole, di trasmettere una buona educazione all'uso del denaro. I poveri che vengono appoggiati dai programmi di microcredito non hanno, nel momento di avvio, gli strumenti culturali per mettere a frutto l'apertura di credito nei loro confronti e occorre fornire questi strumenti, in modo convincente e non invadente, assieme al profilo più strettamente tecnico-finanziario. I protagonisti parlano, a questo riguardo, di profilo monetario e profilo spirituale del microcredito. I programmi di education e di empowerment, finalizzati a creare la capacità di fare leva sulle risorse della propria persona, sono molto diversi nei singoli dettagli ma sono simili nell'approccio di fondo.

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L'affidabilità delle donne

Il secondo elemento messo in luce dal Dialogue è la necessità di fare attenzione alla sostenibilità di medio periodo del progetto di microcredito. Il singolo progetto di microcredito deve nascere con una proiezione ad ampio respiro, non deve essere una iniziativa sporadica o idealista ma concretamente fondata sulla prospettiva di incidere negli anni sul tessuto sociale della zona di riferimento. Il profilo della sostenibilità è piuttosto complesso e l'esperienza mostra che molte iniziative sono carenti sotto questo profilo. Le migliori iniziative si distinguono invece per l'intensità dell'effetto che producono ma anche per la persistenza di questo effetto.
Una buona iniziativa di microcredito deve quindi assicurare un buon mix di incisività e persistenza, che deve essere trovato in modo differenziato a seconda delle condizioni ambientali. Il punto principale della sostenibilità del progetto è quello dell'equilibrio di fondo della formula economica di supporto. Le risorse finanziarie dedicate al progetto devono essere utilizzate con un opportuno tasso di rotazione in singole iniziative, in modo da favorire la massima ricaduta possibile in termini di effetto sociale.

Un punto che accumuna le migliori iniziative di microcredito nel mondo non sviluppato è il ruolo accentuato del finanziamento alle donne. Le esperienze disponibili mostrano in modo molto chiaro che l'affidabilità dei finanziati è sufficientemente elevata, ed in qualche caso molto elevata, quando i prenditori del prestito vengano prescelti in modo massiccio tra la popolazione femminile. Questa regola è molto più debole per il microcredito nei paesi sviluppati e, in generale, è difficile qui mettere a fuoco una formula di microprestito a basso livello di sofferenze. La conclusione è che nel mondo non sviluppato è disponibile un modello di base di microcredito, che pure deve essere attentamente adattato al singolo caso, e questo modello fa riferimento importante al ruolo delle donne.
Per le economie sviluppate, che pure necessitano di microcredito con riguardo alle fasce deboli della popolazione, questo modello non esiste ancora ed anche i migliori risultati sono ottenuti con livelli di rimborso dei prestiti non sufficienti. L'equilibrio economico delle iniziative e la prospettiva di sostenibilità di medio termine sono conseguentemente fragili.

L'ultimo elemento generale che si vuole ricordare è che il coinvolgimento delle banche e delle imprese for profit sta assumendo livelli percepibili ormai con chiarezza. Le banche partono dal presupposto che non si devono finanziare i poveri se si vogliono fare buoni risultati di bilancio. I dati sul microcredito dimostrano che ciò non è necessariamente vero e che, anzi, è possibile effettuare un banking di equilibrio anche con clienti di livello economico molto basso. Le imprese e le banche che seguono il tema sono ormai numerose ed il mondo del microcredito deve amplificare l'effetto di contagio delle migliori idee che sono state sperimentate in questo settore.

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Sud, Est e Ovest

L'incontro di Stoccolma ha permesso di mettere a raffronto le grandi esperienze di microcredito esistenti al mondo e diversi spunti possono essere tratti da ciascuna di esse. Ci possiamo riferire a tre iniziative come esempi di base di microcredito pensato per i paesi sottosviluppati, per le zone sottosviluppate di paesi sviluppati, di paesi in corso di transizione dall'economia pianificata all'economia di mercato. Il primo esempio è quello della Grameen Bank del Bangladesh. Mohamed Yunus, promotore dell'iniziativa ormai assai noto nei settori dell'assistenza alle economie in sviluppo ed in quello dell'economia per lo sviluppo, ha sostenuto l'importanza dell'attenzione alla crescita culturale del finanziato, la rilevanza delle regole meritocratiche anche nel campo dell'aiuto ai poveri, la necessità di avere una forte cultura aziendale come condizione di base a buone iniziative specifiche di microcredito.

Occorre creare una "impronta" dell'istituzione che eroga il microcredito che caratterizzi la singola operazione; in questo modo il finanziato si sentirà parte di un progetto ampio ed ambizioso. La base spirituale del microfinanziatore vuole volutamente essere molto accentuata.
Un secondo esempio è quello di Finca che, dalla base di Washington, avvia progetti di microcredito in numerosi paesi non sviluppati ed in alcune zone di sottosviluppo delle economie occidentali. John Huch, promotore di Finca, sottolinea l'importanza di una formula che faccia interagire i bisogni di fondo della persona umana con il profilo finanziario della vita quotidiana. Finca promuove la formula del "Village Banking" che, modulato sugli aspetti culturali della comunità di riferimento, tende ad integrare l'iniziativa finanziaria con i profili civili e sociologici di contesto. Finca ha testimoniato la difficoltà nel modulare per i paesi industrializzati una formula di microcredito di successo in zone di estrema povertà. Il terzo esempio affrontato dal Dialogue è quello di Funduz Mikro che, con capitali occidentali, si è ripromessa di aiutare la popolazione polacca nella transizione verso l'economia di mercato, con la dovuta attenzione per le piccole attività commerciali ed artigianali. Rosalind Copisarow, animatrice dell'iniziativa, ha messo in evidenza la necessità di adattare in varie forme il microcredito alle condizioni ambientali partendo da una accurata analisi delle necessità della popolazione.